Fino ad oggi la
domestic art aveva delle definizioni chiare ed esplicite, con
Claudio Pedron, almeno filosoficamente cambia strada. Non so se
Claudio riuscirà a realizzare ciò che ha in testa e che mi ha
illustrato non solo a parole ma anche con la sua prima mostra. In un
qualche modo e molto banalmente con la mostra Oi!Che è solo e
semplicemente il contrario di io) Claudio ripercorre e s’incanala in
una delle definizioni fin qui praticate dall’arte domestica, quella
che usa una casa privata come galleria. In questo modo la casa non è
più privata(dell’arte) ma viene usata dall’arte stessa, in
particolare l’arte contemporanea. Abbiamo visto e praticato in ogni
parte del mondo questi tipo di arte domestica. Addirittura in alcune
città del nord Europa esiste un periodo in cui sono talmente
numerose le case che si aprono a pratiche artistiche domestiche che
gli assessorati alla cultura programmano l’evento e ne forniscono
mappe e calendario. Le case private offrono musica, teatro, pittura,
fotografia, performance a spettatori, siano essi amici o
sconosciuti. L’altra definizione di arte domestica ha più a che
fare con le vere e proprie attività domestiche e perciò con la
cucina e con le pratiche quotidiane. Claudio usa entrambe queste
cose ed ipotizza e pratica un nuovo tipo d’arte domestica. Decide
d’intraprendere in proprio, con la propria famiglia e con i propri
amici un percorso artistico, cosciente dell’influenza che le sue
attività domestiche hanno sulla polis. Sa che ogni sua scelta ha una
ricaduta politica e sociale. S’impadronisce dei ripetuti slogan
sulla famiglia e sulla sua centralità sociale. Nella bocca di alcuni
uomini politici la famiglia sembra essere baluardo contro la
modernità. Claudio decide di far propri quegli slogan e di far leva
sulla propria famiglia e sullo spazio domestico dedicato al privato
e censurato al pubblico per mostrare un’altra possibilità e un altro
uso di quello spazio fisico, mentale, sociale. La vita
domestica(quotidiana, lavorativa, culinaria, vacanziera, amorosa,
scolastica etc) si mescola con l’arte contemporanea e diventa
DOMESTICART. Un modo diverso di vivere e di rappresentare quella
vita. E così ecco che può succedere che durante le vacanze Claudio
non fotografa solo i propri familiari, i paesaggi o i monumenti ma
si metta a fotografare le persone di spalle, perché ha qualcosa di
diverso da raccontare sulle sue vacanze, sulle persone che incontra
e sul non conoscerle. Al suo ritorno ne fa una mostra e l’espone nel
corridoio di casa sua, con buffet, presentazione e gadget ed è così
che il 7 dicembre 2009 nasce la domesticart. Sappiamo che questo è
solo l’inizio e siamo curiosi di seguirne l’evoluzione, per ora ci
siamo goduti(in buona compagnia) Oi! Mappe psicosociali dell’io
alter(l)ato. Walter Sego
Oi! è una mostra fotografica e non lo è. E' la ricerca
dell'altro che è in me e del me che è negli altri. E' l'abbandono
che si subisce o si accetta. Non è un guardarsi in faccia, uno
scoprirsi ma è un interrogarsi, un rincorrere. E' ciò che si è perso
e che si può scoprire o no! Non dà risposte di nessun genere ma crea
domande. E' il riconoscere di non conoscere. Non svela nulla e
lascia le cose come stanno. Oi! è il riconoscimento che l'altro
esiste e che non lo conosciamo e perciò non lo vediamo se non
rovesciato in noi stessi. Oi! è la mostra che potete tranquillamente
perdere perchè tanto ci sbattete ogni giorno. Oi! non svela misteri,
semmai li accetta!