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Palazzo
Medici Riccardi, ottobre 2006 – gennaio 2007.
La
Provincia di Firenze, insieme all’Opificio delle Pietre Dure, propone un
altro grande evento culturale di portata internazionale. Per la prima volta potrà essere ammirato nella prestigiosa
sede di Palazzo Medici Riccardi a Firenze dal 1 ottobre 2006 al 30 gennaio
2007, dopo un lungo e delicato restauro,
“Apoxyòmenos - l’atleta
della Croazia”, una splendida statua romana del I secolo a.C.,
copia di un’originale greco del IV sec. a.C, Questo capolavoro
dell’arte antica è stato recuperato nel 1999 nel mar Adriatico vicino
l’isola croata di Lussino dove era rimasto semisepolto nella sabbia a 45
metri di profondità per oltre 2000 anni. E’ di una mole imponente (
è alta un metro e 93 centimetri), e rappresenta probabilmente un
atleta mentre si deterge il sudore della gara. La mostra
dedicata a “L’atleta della Croazia” dimostra ancora una volta come
l’Opificio delle Pietre Dure rappresenta un punto di eccellenza per il
restauro delle opere d’arte mentre Firenze si conferma una vetrina a
livello mondiale. “Questo grande evento a Palazzo Medici Riccardi – ha
detto Matteo Renzi Presidente della Provincia di Firenze -
rafforza la nostra vocazione ad ospitare mostre d’arte e l’idea
che la cultura è un elemento fondamentale per lo sviluppo economico della
Provincia”. Gli impegnativi
e delicati lavori di restauro sono durati 4 anni e si sono svolti in
collaborazione fra l'Istituto Croato del Restauro di Zagabria e
l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Una conferma del rapporto di
costruttiva fiducia che si è instaurato, negli anni, tra l’Opificio e
le autorità della conservazione e della tutela del patrimonio della
Croazia e che ha reso
possibile organizzare la mostra dedicata a “L’atleta della Croazia”
che viene a Firenze per la sua unica tappa italiana. Questo legame storico
trova origine nel 1992 quando in piena guerra tra Serbia e Croazia la
rivista “Archeologia Viva” organizzò in Palazzo Vecchio una
conferenza internazionale per la salvaguardia del patrimonio della
Croazia. La pubblicazione diretta da Piero Pruneti è stata la prima a
dare spazio a questo capolavoro della bronzistica
presentando in anteprima
la scoperta nell’alto Adriatico
e poi l’eccezionale restauro.
IL
RITROVAMENTO
La
scoperta di un bronzo antico è un evento così raro e coinvolgente che
molto spesso si tinge di contorni drammatici soprattutto se si trova in
profondità. Per prima cosa c’è il
timore di non ritrovarlo una volta individuato e poi c’è tutto il
delicato aspetto delle operazioni di recupero che sono finalizzate a non
rovinare il reperto e che talvolta hanno tempi molto lunghi. Come altri
bronzi ritrovati in mare, anche questo è stato un rinvenimento fortuito.
Il 12 luglio del 1997 al largo dell’isola croata di Lussino un
sommozzatore belga, Renè Wouters, durante una immersione individua poco
fuori il porto di Lussino (Veli Losìnj) a 45 metri di profondità una
figura maschile adagiata sul fondo che si rivela essere una statua di
bronzo alta circa 2 metri del tipo definito “apoxyòmenos”. La notizia
all’inizio viene tenuta segreta ma alla fine trapela e per evitare il
rischio di un furto nel
giugno 1999 la statua viene recuperata e trasportata presso il Centro
Sommozzatori della Polizia Croata a Lussino dove viene immersa nella
piscina delle esercitazioni. Da qui inizia una avventura legata alle
delicatissime operazioni di restauro del bronzo, una delle poche opere
d’arte dell’antichità che ci sono state restituite dal Mediterraneo
dimora di tanti altri capolavori di dei e eroi greci strappati dai loro
piedistalli dai saccheggi e mai giunti alle loro destinazioni. Il bronzo
infatti era irriconoscibile e deturpato a causa dei depositi calcarei
organogeni che lo ricoprivano interamente e ne alteravano i tratti. Il
fatto positivo ed eccezionale invece è stato quello che la statua, a
parte un pezzo mancante sulla gamba sinistra, era praticamente intatta.
IL RESTAURO
Il
restauro della statua viene realizzato in Croazia ma vede
la
partecipazione decisiva dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze da
sempre una delle realtà più importanti nel panorama mondiale per quanto
riguarda il restauro delle opere d’arte. Appena recuperata l’opera nel
1999 Miljenko Domijan, capo conservatore dei beni culturali della Croazia,
chiede la collaborazione dell’Opificio diretto in quell’epoca da
Giorgio Bonsanti e dall’anno seguente da Cristina Acidini. In
particolare viene richiesto l’intervento di Giuliano Tordi per operare
sulla statua bronzea e togliere lo strato
di incrostazioni che la ricopre.
Tordi è uno dei pochi
restauratori ad aver lavorato
su materiali (
ceramiche, metalli, legni ecc) provenienti da relitti marini. La direzione
del restauro viene affidata a Ferdinand Meder, direttore dell’Istituto
Croato di Restauro che si avvale fin dall’inizio del coordinamento di
Maurizio Michelucci direttore della sezione archeologica dell’Opificio.
Per tutta la durata del restauro la statua è stata sottoposta a continui
lavaggi in acqua non demonizzata. Il bronzo è stato svuotato per sezioni
e strati procedendo alle opportune campionature di quanto conteneva
all’interno. Il distacco della testa, che si era separata dal tronco per
lo sfaldamento della lega saldante dovuto alla lunga permanenza in acqua,
ha reso possibile questo intervento. I restauri si sono conclusi nel
novembre del 2003. Dopo si è presentato il problema di ricollocare la
statua in verticale. Essendo staticamente fragile la gamba destra di
appoggio è stato necessario realizzare una sofisticata struttura interna
di acciaio e bronzo con tensori regolabili che sostengono tutta la figura,
ancorandola ad un basamento antisismico.
L’OPERA
Dopo
il restauro è emersa tutta la bellezza di questo bronzo che rappresenta
probabilmente un “apoxyòmenos”, cioè un atleta dopo la gara che si
deterge degli unguenti di cui si era cosparso il corpo e dal sudore. Si
tratta
di un’opera di straordinaria qualità formale, una delle poche
statue di bronzo che ci sono giunte dall’antichità. E’ databile
al I° secolo a.C ed è stata realizzata da maestranze greche su un
archetipo del IV° secolo a.C. L’opera protende lontano dal corpo
braccia e gambe secondo le caratteristiche formali maturate dalle
conquiste tecniche dell’arte ellenistica che saranno successivamente
rappresentate al massimo livello da Lisippo. Si tratta di una spazialità
più libera rispetto a quella statuaria del periodo classico che ha avuto
come massimo rappresentante Policleto (V secolo a.C). Queste
caratteristiche di movimento e la spazialità sono state rese possibili
dalla fusione a “cera persa con metodo indiretto” e dalla tecnica
delle saldatura. In questo modo i greci potevano fondere a parte gli arti,
la testa e il triangolo penico e poi assemblare accuratamente tutto fino a
comporre l’opera finale. La ripulitura e il restauro hanno messo in luce
raffinati dettagli tecnici che all’inizio potevano essere solo
ipotizzati, come gli inserti in rame nei capezzoli e nelle labbra, segno
di una raffinata volontà di separazione cromatico e la “lama di luce”
tra le cosce. E’ anche sicura la presenza in origine di occhi in avorio
e pasta vitrea, purtroppo non conservatici. In particolare i capelli
“intrisi di sudore” sulla fronte sono un realistico dettaglio di
carattere già tardo classico, segno di una profonda crisi del
classicismo. Poi c’è l’affascinante tema dell’attribuzione
dell’archetipo: non sappiamo ancora l’autore del bronzo originale
dalla quale, mediante i calchi vennero realizzate le non molte repliche
del tipo pervenute sino a noi. Un altro aspetto interessante è la
mancanza dei perni sotto i piedi della statua usati generalmente per
l’ancoraggio ad un piedistallo. Durante il recupero della statua è
stata rinvenuta anche la base decorata con meandro a svastica su
tre lati che doveva essere posta a rivestimento
di un plinto in pietra o
marmo che può far pensare ad una collocazione del bronzo all’interno di
una nicchia a parete. Per quanto riguarda la sua storia fino adesso gli
esperti dell’Opificio delle Pietre Dure hanno formulato l’ipotesi che
dopo la sua realizzazione del I° secolo a.C. il bronzo sarebbe stato
posto in magazzino; qui un topolino fece la sua tana al suo interno
attorno al 20 a.C. ( secondo la datazione al carbonio 14 sui resti
organici rinvenuti) e infine nella prima metà del II° secolo d.C, fu
sottoposto ad un restauro, e trasportato verso un porto dell’alto
Adriatico destinato probabilmente ad una ricca villa romana. Questo è
stato l’ultimo viaggio del nostro “apoxyòmenos” perché
probabilmente durante una tempesta i marinai gettarono il carico in mare
per alleggerire il vascello.
“L’ATLETA DELLA CROAZIA” A FIRENZE
La
mostra dedicata a “l’Atleta della Croazia”
illustra non solo lo straordinario recupero del manufatto, ma anche
i risultati delle ricerche storico-archeologiche sul modello originale.
L’ospitalità e il supporto della Provincia di Firenze rendono possibile
l’iniziativa nel quadro di una
convenzione
con l’Opificio delle Pietre Dure sottoscritta
dal presidente Matteo Renzi, che
ha avuto inizio con la mostra dedicata al restauro di un polittico di
Gentile da Fabriano l’inverno scorso. In occasione della mostra saranno
organizzati molti eventi collaterali mentre per i turisti è possibile
utilizzare, nelle strutture ricettive che hanno aderito all’iniziativa,
la formula promozionale Firenze4you
lanciata dalla Agenzia per il Turismo di Firenze in occasione del Genio
Fiorentino che permette di stare quattro notti in albergo o in
agriturismo al prezzo di tre con i bambini sotto i dodici anni che
pernottano gratuitamente in camera. Inoltre negli alberghi della Provincia
di Firenze sarà possibile ritirare i voucher validi per la commutazione (
presso la biglietteria di Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 3), in
biglietti di accesso alla mostra e al percorso museale del palazzo
attraverso un canale privilegiato. La mostra sarà aperta tutti i giorni
dalle ore 09.00 alle 19.00 escluso il mercoledì. Il prezzo del biglietto
è di 5 euro intero e 3,5 euro ridotto.
Per
informazioni biglietteria Palazzo
Medici Riccardi tel. 055.2760340,
Ufficio
Informazioni Turistiche APT tel. 055 290832/3.
Siti
web di riferimento:
www.palazzo-medici.it
www.firenzeturismo.it
www.florence.tv
foto
Archeologia Viva (per riproduzione citare "Archeologia
Viva")
Il
Bronzo di Lussino nuovamente al Museo archeologico di Zagabria
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